Arte

Ristoranti, arte, città, cibo

Ristoranti, arte, città, cibo

Nell’Ottocento le relazioni d’amicizia e quelle d’affari si svolgevano attorno ad un tavolo, in una trattoria o in un caffè. L’esempio dei locali parigini ci racconta alcune evoluzioni culturali e sociali successive alla Rivoluzione Francese: i grandi cuochi, un tempo confinati nelle cucine dei nobili e poi rimasti disoccupati, aprirono i primi locali nei quali trovarono subito grande consenso e grazie ai quali contribuirono all’evoluzione del gusto comune.

I pittori impressionisti rivolsero molte delle loro attenzioni ai ristoranti, ai caffè e ad altri luoghi di aggregazione considerandoli dei perfetti punti d’osservazione del mondo e dell’urbanità.

Un esempio di questi soggetti ce lo fornisce il Vincent Van Gogh nel suo quadro Interno di ristorante (Nota 1), nel quale sono raffigurati tavoli ben apparecchiati, un ambiente colorato, luminoso e accogliente con grandi vasi di fiori freschi su ogni tavolo.

È probabile che si tratti del ristorante Chez Bataille, situato nei pressi della residenza parigina del pittore, che egli stesso frequentava assieme all’amato fratello Theo. L’importanza acquisita proprio da questi luoghi d’incontro è altresì sottolineata dai quadri appesi alle pareti, ovvero i quadri dello stesso Van Gogh. Il ristorante diventa anche museo, un ambiente culturale che si appropria di una parte dello spazio delle gallerie d’arte.

Nel quadro Terrazza del caffè la sera, di Vincent Van Gogh (Nota 2), il caffè come luogo d’incontro è ancora al centro dell’opera con i suoi tavolini sulla strada centrale, le persone che vi passeggiano vicino e, sullo sfondo, l’intenso blu del cielo con le stelle che illuminano la cittadina e la vita notturna. L’opera è ambientata nei pressi di Place de Forum nella bellissima città di Arles, nel sud della Francia.

Quando arrivò ad Arles, dove avrebbe voluto creare una comunità di artisti, Vincent Van Gogh disse di aver trovato più colore che in passato. In una delle lettere al fratello Theo in merito a questo quadro scrisse: “Ho cercato di esprimere la potenza tenebrosa di un’osteria. È un posto dove ci si può rovinare, si può impazzire, commettere delitti …”

Sebbene la vita moderna venisse spesso raccontata dagli Impressionisti attraverso la raffigurazione di bar e ristoranti, elevandone lo status di luogo di ritrovo, notiamo molte differenze tra la prima e la seconda opera della foto di copertina. Se nel caso dell’Interno di ristorante si nota un’atmosfera armoniosa e piacevole, nel Caffè dell’Alcazar di Arles è percepibile l’aura di perdizione, quasi allucinatoria, volta a sottolineare il pensiero di Van Gogh sul quello stare in bilico tra coscienza e abbandono.

Gli ci vollero tre notti consecutive al caffè per riuscire a realizzare il quadro e il risultato fu un altro bellissimo quadro pieno di contrasti di colori, ancora oggi tanto amato quanto quella terrazza del caffè, sulla cui porta oggi si trova scritto il nome del pittore olandese; il caffè dell’Alcazar esiste ancora oggi ed è uno dei luoghi più fotografati di Arles, sebbene alcuni ritengano che non sia il vero caffè dipinto da Van Gogh.

 

Arles

Foto scattata ad Arles, anno 2007

 

Ad Arles, il 23 ottobre 1888 giunse anche il pittore Paul Gauguin per lavorare insieme all’amico Van Gogh e per fondare la “bottega del mezzogiorno”, ma i loro continui e famosi litigi, culminarono con l’addio da parte di Gauguin e con il celebre avvenimento durante il quale Van Gogh si tagliò un orecchio.

È proprio qui ad Arles che oggi muoviamo anche noi i nostri passi: siamo quasi sul delta del fiume Rodano, in un luogo che vive con molti dei ricordi del suo passato di cui l’arena romana è il primo grande esempio.

L’appuntamento è con il prossimo articolo nel quale andremo un po’ a spasso per l’antica città, senza trascurare il nostro punto di vista gastronomico.

 

 

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Note:

(1) Interno di ristorante di Vincent Van Gogh (1887), olio su tela, cm 45,5 x 56,5, Otterlo, Kröller-Muller Museum

(2) Terrazza del caffè la sera di Vincent Van Gogh (1888)olio su tela, 81 x 65,5, Otterlo, Kröller Museum

Bibliografia:

  • Arte e Cibo di Silvia Malaguzzi, Giunti Editore
  • Van Gogh di Erica Crispino, Giunti Editori
  • Lettere dalla luce di Marco Goldin, Linee d’Ombra Libri
  • Musée d’Orsay, Catalogo delle opere

 

 

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Commento

  1. Arles – Profumo di Broccoli 26 giugno 2020 at 23:21 Reply

    […] settimana fa vi avevo salutati dal Caffè dell’Alcazar di Arles, in Place de Forum, raccontandovi alcune storie sui ristoranti e i bar dipinti dagli […]

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