Confetture e Marmellate

Ti porto qualcosa di eccezionale che ho preparato con le mie mani

Sale Pepe e SicurezzaAbbiamo sempre parlato del cibo come elemento importantissimo non solo per la nostra alimentazione e il nostro sostentamento, ma anche per il suo aspetto sociale e conviviale.

Quanto sia bello cucinare insieme, condividere ricette e momenti rilassanti in cucina tra amici o famigliari, lo sappiamo un pò tutti e soprattutto lo sappiamo noi italiani, che facciamo di questi momenti dei veri e propri irrinunciabili appuntamenti. Dal pranzo della domenica, alla grigliata in giardino, al pic-nic in riva al lago, ai pranzi importanti delle feste …

E’ bello, è bellissimo. E’ altrettanto terapeutico ed educativo se si fa con i bambini e se si insegna loro a condividere e a mangiare insieme ciò che hanno preparato con le loro mani. Ho dei recenti esempi della scuola elementare durante i quali i bambini più bisognosi di attenzioni ed affetti venivano accompagnati da brave maestre nel preparare pane e cioccolato a merenda per tutti i compagni. Un bel modo, attraverso un cibo goloso, di avvicinarsi a coloro che spesso rimangono un pò emarginati e che senza l’occhio e l’aiuto attento di alcune maestre, rimarrebbero nella loro solitudine.

Il cibo unisce e rallegra.

Ma cosa succede quando arriva un regalo culinario che non è stato preparato a regola d’arte? Affrontiamo questo argomento antipatico… so che è capitato un pò a tutti e a me piace essere sincera. Non mi riferisco ad una pietanza non proprio appetitosa, perché il mio approccio in questi casi è sempre di massima gentilezza e tatto. Se proprio non mi va, cerco di deviare educatamente la strada, e se incontro qualcuno che insiste affinché io la mangi (purtroppo a volte alcune persone sanno essere insistenti), cerco in maniera altrettanto educata, ma ferma, di rimanere sulle mie decisioni. Il cibo va sfiorato, al cibo ci si avvicina con amore e delicatezza. Il cibo non si impone. Allora a cosa mi riferisco? A quegli alimenti che sono stati preparati senza seguire le corrette norme di igiene e sicurezza alimentare.

Io sono molto sensibile a questo tema. Ho partecipato con grande impegno al libro “Ricette Sicure” dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, dopo aver fatto il corso Sale Pepe e Sicurezza e devo ammettere che le preoccupazioni che hanno messo in piedi questo bellissimo progetto (vi suggerisco di cliccare in basso alla Homepage del blog sul box Sicurezza Alimentare per leggere di cosa si tratta nelle specifico) ovvero i dati scientifici che riguardano l’elevato numero di infezioni, causate dalla scarsa conoscenza delle norme igieniche in cucina e sul trattamento degli alimenti, siano sempre attuali e presenti. Molti pensano che le buone norme di igiene e sicurezza siano delle fissazioni esagerate, ma sono invece delle pratiche importantissime che bisognerebbe cercare di diffondere il più possibile.

Ieri mi è arrivata a casa una confettura. Una confettura senza zucchero, senza sterilizzazione, confezionata alla “buona”, che ha fatto un lungo viaggio in questa estate con 40°C di temperatura e fuori dal frigorifero da qualche giorno. Risultato? Imbarazzo. Lo so che le mie parole potranno sembrarvi antipatiche, ma vi assicuro che le mie intenzioni sono le migliori. Lo zucchero è un conservante e deve essere aggiunto nelle percentuali adeguate. Le confetture senza zucchero sono composte inevitabilmente da altri conservanti, più o meno buoni, ma necessari. La sterilizzazione e la corretta esecuzione delle fasi di preparazione sono indispensabili. Le temperature e il mantenimento fuori dal frigo, non trattandosi di una conserva vera e propria e soprattutto considerati sia il viaggio che le temperature tropicali di questo periodo, hanno anch’esse un grandissimo peso sul risultato finale.

Ho imparato nei miei 40 anni che la cosa migliore da fare è sempre ringraziare, non tanto per essere ipocriti, ma per rispondere al gesto educato e carino di chi vuol farti un regalo. E’ questo l’intento e a questo penso si debba rispondere. Successivamente cerco sempre di diffondere ciò che il corso mi ha insegnato, ma devo farlo con moderazione, con tatto per non rischiare di sembrare una maestrina impettita (credetemi… è difficile a volte). Non sempre si trovano persone pronte ad accettare il cambiamento rispetto a ciò che hanno sempre fatto e non sempre sono disposte ad accettare di aver sbagliato. Ecco allora che bisogna capire quando e come si possono affrontare questi argomenti.

Non perdete mai il piacere di preparare qualcosa con le vostre mani per i vostri amici e i vostri cari. E’ uno dei gesti più antichi, belli e materni che ci siano però andate anche a sbirciare la rubrica sulla Sicurezza Alimentare, sul blog oppure direttamente sul sito dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e non smettete mai di mettervi alla prova e di essere disposti a cambiare quel che avete sempre fatto, accettando l’evidenza che non si smette mai di imparare. Ammettere di aver sbagliato è uno dei segni di grandissima intelligenza e rimboccarsi subito le maniche per migliorarsi è il gesto delle menti più belle.

A proposito, se ho sbagliato qualcosa ditemelo che mi metto subito al lavoro!

 

 

“Se facciamo quello che abbiamo sempre fatto,

otteniamo quello che abbiamo sempre ottenuto”

J.M. Capozzi

 

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